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VITA di Carmelo Bene
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Carmelo Bene nasce “nel sud del sud dei santi”, a Campi Salentina in
provincia Lecce, il primo settembre 1937.
A
vent’anni, dopo gli studi classici in un collegio di gesuiti, approda
all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Colui che verrà
considerato il più grande attore del novecento lascerà l’accademia dopo un
anno, convinto della sua “inutilità”.
Nel
1959 debutta come protagonista del
Caligola di
Albert Camus per la regia di Alberto Ruggero.
Dopo questa esperienza,
Carmelo Bene diventa regista di sé: reinventando il linguaggio teatrale,
con uno stile ricercato e barocco, C.B. manifesta il suo genio di attore.
Non si limita a recitare (citare una cosa) e comincia così il suo
“massacro dei classici”. Di questi anni sono:
Pinocchio (1961), Salomè (1964), Amleto (1961),
Il rosa e il nero (1966).
Scoppia il caso Carmelo
Bene: è considerato un affabulatore, un presuntuoso “massacratore” dalla
critica, mentre l’intellighenzia dell’epoca (Alberto Moravia, Angelo Maria
Ripellino, Ennio Flaiano e Pier Paolo Pasolini, per portare alcuni esempi)
lo ritiene un genio. Un genio che si scaglia contro il teatro di testo,
per un teatro da lui definito “scrittura di scena”; un teatro del dire e
non del detto, perché per Bene il teatro del già detto non dice, appunto,
niente di nuovo, è solo un citare a memoria parole scritte altrove, quello
che
Artaud, a cui Bene si ispirò, definì un “teatro di invertiti”. |
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Ai suoi critici Bene
rispose mettendo in atto una serie di critiche alla critica, articoli,
interviste televisive (in una di esse dichiarò: “Come può criticarmi chi
vive il teatro due ore al giorno, io lo vivo sempre”); comprò addirittura
pagine di giornale e pubblicò un libro con Feltrinelli nel 1972,
L’Occhio mancante.Anni prima, nel 1965 la
casa editrice Sugar aveva pubblicato il suo romanzo paradossale
Nostra signora dei Turchi, che l'anno dopo Bene metterà in scena
al teatro Beat '62. Nel 1968
Nostra signora dei Turchi diventerà anche un
film, che, mentre vince il premio speciale della giuria a Venezia,
genererà tumulti durante la visione in alcune sale, forse per via della
sua geniale "inguardabilità".
Nostra signora dei Turchi, citando Carmelo Bene, “è
dichiaratamente anti ’68, in dispregio non solo a quel maggio
italo-gallico, ma a tutti i maggi socialmondani della Storia, in
saecula saeculorum”.
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Si apre la parentesi del
cinema di Carmelo Bene: Capricci (1969) e Don Giovanni
(1970), Salomé (1972) e Un Amleto in meno (1973). Sempre
citando Bene: “Il
cinema è sempre servito a spacciare storielle, ma nessuno ha mai spacciato
la pellicola”.
Dopo la meteora
cinematografica (che verrà ripresa, per così dire, in alcuni lavori
televisivi), Bene ritorna al teatro: negli anni ‘70, egli ottiene un
tangibile successo anche di pubblico mettendo in scena La cena delle
beffe da Sem Benelli (1974), Amleto (1975), Romeo e
Giulietta da Shakespeare (1976), S.A.D.E. (1977), Manfred
da Byron (1979).
Mai si era visto
interpretare
Shakespeare in quel modo. Amleto/Bene ad esempio recitava le parti più
importanti della pièce “buttandole via”. Carmelo Bene distruggeva
l'Io sulla scena, immedesimandosi nel ruolo che voleva demolire. “Attore
Artifex”, cioè attore artefice di tutto, Bene si autodefinì con un
neologismo significativo: MACCHINA ATTORIALE…
È del 1980 la svolta
concertistica, con
Manfred, poema sinfonico con musiche di Schumann.
Nel 1981, dalla Torre degli Asinelli a Bologna, la
Lectura Dantis
e
Pinocchio, Adelchi (1984), Hommelette for Hamlet
(1987), Lorenzaccio (1989) e L'Achilleide N. 1 e N. 2
(1989-1990).
Negli anni ottanta è
oramai un mito e per i francesi anche un guru intellettuale, santificato
dal filosofo
Gilles Deleuze.
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