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Nel 1995 torna sotto i
riflettori e in particolare nelle librerie con la sua opera omnia,
pubblicata da Bompiani nella collana I Classici (collocazione che lo
confermava nella sua orgogliosa autodefinizione di essere “un classico in
vita”), cui farà seguito nel 2000 il poemetto
l mal de' fiori.
Muore dando “vita” ad
un’incredibile ennesima rappresentazione il 16 marzo del 2002: con la bara
ancora aperta, tra il dolore di pochi amici intimi e di Luisa Viglietti
(donna che lo ha accompagnato, curato e accudito negli ultimi anni della
sua vita) entrano in casa Raffaella Baracchi e la figlia Salomè, con
tanto di avvocato.
Roberto D’Agostino, che
con Bene da Costanzo ebbe due noti e simpatici e affettuosi scambi,
descrive così l’ultima performance che si costruì intorno la “macchina
attoriale”:
“Il dolore per la
scomparsa di Bene si trasforma in rissa di nervi. Volano insulti tra Luisa
Viglietti e Raffaella Baracchi, che pretende di sbatterla fuori di casa.
Devono intervenire i presenti per separarle, prima che dalle parolacce si
passi agli schiaffoni. I sodali di Bene quindi invitano (con
determinazione) Raffaella Baracchi ad uscire di scena con la figlia e il
legale.”
A quel che mi risulta,
per via di alcune incomprensioni tra parenti, Carmelo Bene ha due tombe:
una ad Otranto ed una nel vicino paese di Santa Cesarea.
Comunque, come disse
Enrico Ghezzi, che con C.B. aveva scritto il libro calciofilo
Discorso
su due piedi (il calcio):
“Per uno che da tempo,
orgogliosamente e umilmente, si proclamava 'non nato', non riesco a non
dire che non sia neppure morto”.
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